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Brodo di Giuggiole

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Recuperando i frutti di un tempo, non si trovano solo i sapori del passato, ma si recupera anche un mondo culturale che ci avvicina alla natura, ad un modo di vivere più semplice.

Esistono frutti quasi "dimenticati", come le corniole, le nespole, le azzeruole, i melograni, le pere volpine e le sorbe che varrebbe la pena ricercare, coltivare e sfruttare.

Piante come meli e peri erano diffuse e presenti in numerose varietà, risultato di innesti e talee, di esperimenti indicati comunemente con termini genuinamente dialettali che si rifacevano alla forma, al colore, al sapore o anche semplicemente al periodo di maturazione (mela della rosa, pera giugnolina, pera volpina). Oggi, invece, le varietà comunemente in commercio sono in tutto non più di una ventina.

L'evoluzione della frutticoltura ha portato ad un appiattimento dei gusti ed oggi, chi vive in città, ha voglia di conoscere prodotti genuini e ritrovare antichi sapori.

La ricetta del "Brodo di Giuggiole" fu regalata dal Padre di Elisabetta all'inizio della sua attività.

Il giuggiolo, nome scientifico "zizyphus sativa", è un albero con lunghi e vigorosi rami contorti e spinosi e foglie lisce dal colore verde, brillante e lucido.

Il suo frutto di forma simile ad un'oliva, dapprima verde, assume con la maturazione un colore tendente al marrone simile al dattero e, prima di cadere, assume un aspetto grinzoso. Il sapore del frutto maturo è dolce e zuccherino, con sentore di essenze resinose che con la cottura si ammorbidiscono al palato. Il periodo di maturazione e raccolta avviene nei mesi di settembre/ottobre.

Il sapore dolce, ma non sdolcinato, la varietà di aromi che con la tecnica di preparazione arricchiscono il già unico sapore del frutto del giuggiolo, suscita romantiche sensazioni tanto da aver generato nel tempo l'espressione "andare in brodo di giuggiole".